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Cronaca & Attualità

L’incomprensibile morte di Stefano Leo: l’episodio che ha sconvolto Torino

Un tragico omicidio sconvolge Torino. Stefano Leo, giovane dal passato avventuroso, ucciso senza motivo apparente lungo i Murazzi del Po. L’assassino, Said Mechaquat, confessa, ma la giustizia rimane incompleta. Un evento che solleva interrogativi sulla sicurezza cittadina e sulla comprensione della follia umana

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"Tramonto" sul lungo Po
"Tramonto" sul lungo Po (© Depositphotos)

In una giornata apparentemente normale nel cuore di Torino, Stefano Leo, un trentatreenne che lavorava in un negozio di abbigliamento in piazza Cln, è diventato protagonista involontario di uno degli episodi più insensati e dolorosi nella storia della città.

La vita di Stefano era segnata da avventure e rischi, calcolati e ampiamente ripagati, con anni di viaggi e esperienze in luoghi come Australia, Nuova Zelanda e Brasile. Con i suoi ultimi mesi nella città di Torino, Stefano progettava il ritorno a Biella dopo l’estate. La sua storia, tuttavia, ha preso una svolta tragica, lungo i pittoreschi Murazzi del Po.

La morte improbabile di Stefano Leo

La morte di Stefano Leo è stata così inverosimile, così priva di significato degno di considerazione, che ha lasciato la comunità torinese attonita. Un omicidio che ha infranto la logica, senza alcun movente apparente. Un ragazzo con un passato di avventure e rischi, abituato a viaggiare, è stato brutalmente ucciso lungo i Murazzi del Po.

La fuga dell’assassino

L’autopsia ha rivelato un quadro agghiacciante: Stefano è stato ucciso con un solo colpo alla gola, una ferita profondissima inflitta da una lama particolarmente affilata. Un atto così devastante da condannarlo a morte quasi istantaneamente. L’assassino, identificato come Said Mechaquat, è scomparso nel nulla, senza lasciare tracce di sé né addosso alla vittima né sul luogo del delitto. Un’arma simile a quelle usate per affettare il pesce è stata portata via con sé.

La caccia all’assassino e la verità emergente

La caccia all’assassino è stata ostacolata dalla mancanza di testimonianze e dalla scarsa copertura digitale delle videocamere nel 2019. Solo grazie alla confessione di Said Mechaquat, giunta in modo inaspettato alla polizia, la verità è emersa. Mechaquat, un uomo con una vita tecnicamente fallita, ha ammesso di aver scelto Stefano come vittima senza un motivo particolare, solo perché “gli sembrava felice“.

L’epilogo e la sentenza

Il verdetto del processo ha condannato Mechaquat a trent’anni di carcere, ma la riforma che vieta il rito abbreviato per reati gravissimi è entrata in vigore poco dopo l’omicidio di Stefano Leo. La burocrazia, che avrebbe dovuto tenere Mechaquat in prigione per maltrattamenti in famiglia, si è rivelata inceppata. La vittima, in un colpo di destino amaro, ha involontariamente contribuito a evitare che Mechaquat ottenesse una pena più lieve.

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