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Dopo mesi di detenzione, Dani Alves torna libero

Dani Alves torna alla libertà dopo mesi di detenzione, ma il mistero della cauzione solleva interrogativi sulla sua vicenda legale. Le sfide legali si rinnovano mentre l’ex calciatore affronta nuove restrizioni e accese polemiche

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Dani Alves
Dani Alves, con la maglia del Barcellona ( © Depositphotos)

Dopo 14 mesi di galera e una condanna in primo grado, Dani Alves finalmente esce dal carcere. L’ex calciatore, noto per le sue gesta con Juventus, Barcellona e Paris Saint-Germain, era stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale nei confronti di una ragazza in un locale di Barcellona nel dicembre del 2022.

Difficoltà nella scarcerazione: le sfide nel reperire fondi

La scarcerazione di Alves era stata pianificata per la scorsa settimana, ma si è ritardata a causa delle difficoltà nel reperire i fondi necessari per la cauzione stabilita dal Tribunale di Barcellona, pari a un milione di euro. L’uscita dal penitenziario è avvenuta davanti a una folla di giornalisti in attesa. Dani Alves, con indosso un outfit casual, è stato accompagnato dalla sua avvocata Ines Guardiola.

Le restrizioni finanziarie dell’ex calciatore

Nonostante un patrimonio stimato intorno ai 50 milioni di euro, Alves non ha accesso ai suoi beni e conti correnti. Questa situazione lo ha reso incapace di pagare la cauzione e anche di risarcire la vittima dell’aggressione, per la quale aveva dovuto chiedere il sostegno finanziario del padre di Neymar. Molte ipotesi circolano riguardo alla fonte dei fondi per la cauzione. Si ipotizza che istituti finanziari o una vittoria legale contro l’Agenzia delle Entrate possano aver giocato un ruolo nel reperimento dei fondi necessari, anche se l’identità del finanziatore rimane un mistero.

Il ritorno a casa e le condizioni imposte

Dani Alves è stato liberato e ha fatto ritorno alla sua abitazione spagnola, ma con restrizioni, tra cui l’obbligo di presentarsi settimanalmente in Tribunale e restrizioni nei confronti della vittima. La Procura e la pubblica accusa hanno già iniziato un contrattacco, chiedendo un aumento di pena nei confronti dell’ex calciatore e impugnando la sentenza di primo grado, continuando a richiedere nove anni di carcere.

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