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Cronaca

Falsi contratti di lavoro per ottenere permessi e sussidi agli stranieri: sette arresti

La Guardia di finanza di Torino ha sgominato un’organizzazione che usava società fittizie per scroccare benefici illeciti a immigrati. I quali dovevano pagare 1000 euro a “pratica”.

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TORINO – Attraverso società fittizie stipulavano contratti di lavoro altrettanto finti, ma sufficienti a garantire ai “clienti” stranieri di ottenere benefici quali il prolungamento del permesso di soggiorno, assegni per i figli, rimborsi o sussidi dall’Inps. Una truffa che andava avanti da almeno dieci anni, focalizzata a Torino ma con ramificazioni anche altrove. Un raggiro scoperto dalla Guardia di finanza, che ha arrestato sette persone.

Tre di queste sono in carcere, quattro agli arresti domiciliari. Tutti gravemente indiziate della commissione di una pluralità di reati, tra cui l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la truffa aggravata in danno dello Stato, la falsità ideologica e la sostituzione di persona. E’ stato inoltre disposto il sequestro preventivo dei profitti illeciti, pari a circa 150mila euro.

Un’organizzazione con sette persone

Il sodalizio criminale era composto da un nucleo di tre persone (due di nazionalità egiziana e una rumena) e altri quattro soggetti tra loro strettamente collegati (due italiani, un bengalese e un egiziano).

In sintesi, era stata messa in piedi una struttura amministrativa presente e riconoscibile sul territorio, avvalendosi di diversi soggetti giuridici (imprese e società) fittizi e inattivi. I quali erano utilizzati, tra l’altro, per l’attivazione di rapporti di lavoro simulati, o per predisporre fittizie dichiarazioni di disponibilità ad assumere, o addirittura finti contratti di locazione immobiliare.

Il tutto allo scopo di predisporre atti e documenti utili a ottenere indebitamente rilasci e rinnovi di permessi di soggiorno, prestazioni economiche di varia natura dall’Inps e dall’Agenzia delle entrate, a beneficio di immigrati extraeuropei.

Gestivano due Caf a Torino

I sette avrebbero avuto addirittura la gestione diretta di due Centri di assistenza fiscale a Torino, con uffici realmente operanti, i quali avrebbero costituito i veri e propri punti di riferimento dell’attività illecita, ben noti nell’ambito delle comunità cui essi si rivolgevano (principalmente quella di etnia egiziana, ma anche bangladese, senegalese, pakistana e nepalese).

Avvalendosi di tale struttura amministrativa, gli indagati avrebbero posto in essere una sistematica e continuativa attività di predisposizione di documenti necessari a ottenere il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, nonché per avere benefici economici riconosciuti dallo Stato: reddito di cittadinanza, indennità di maternità, bonus baby sitter, bonus fiscali, bonus e sostegni al reddito Covid, Naspi e rimborsi.

Mille euro per ogni “pratica”

Pare che ai “clienti” a cui intestare i contratti finti venissero chiesti corrispettivi in denaro (qualificandoli come “tasse”): in media, 1000 euro a pratica. Evidenziando la prospettiva di ottenere, in cambio, “ritorni” ben più importanti attraverso la percezione (indebita) di provvidenze da parte dello Stato italiano.

Una truffa colossale

Parallelamente, gli indagati avrebbero gestito un articolato complesso di società “fantasma” (attive soprattutto in Piemonte), attraverso cui costituire finte posizioni lavorative di braccianti agricoli o collaboratori familiari. In proposito, sono state individuate 65 false posizioni lavorative e oltre 600 certificazioni uniche non veritiere, per un ammontare certificato di oltre 6,5 milioni di euro, utilizzate sia per precostituire posizioni reddituali inesistenti sia per favorire l’ingresso nel territorio dello Stato di cittadini stranieri e ottenere indebiti rimborsi fiscali.

Le assunzioni fittizie avrebbero, inoltre, generato, negli anni, debiti nei confronti dell’Inps per un totale di circa 350mila euro, dovuti al mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Flussi finanziari verso l’estero

E’ stato, altresì, possibile ricostruire flussi finanziari verso l’estero, tra il 2015 e il 2020, per oltre mezzo milione di euro, che i principali indagati sarebbero riusciti a “esportare” nonostante i consistenti debiti previdenziali dagli stessi accumulati.

Il Gip di Torino ha disposto dunque il carcere o i domiciliari per i sette indagati per frode ai danni dello Stato.

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