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Economia & Lavoro

Industria in Piemonte, produzione su del 2,3% ma pesa l’incertezza globale

La manifattura piemontese cresce del 2,3% nel primo trimestre 2026. Bene produzione, fatturato e ordinativi, ma pesano incertezza globale, costi energetici e tensioni in Medio Oriente

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Produzione industriale in Piemonte +2,3% nel primo trimestre 2026
Produzione industriale in Piemonte +2,3% nel primo trimestre 2026 (© Redazione / AI)

Il Piemonte manifatturiero apre il 2026 con un segnale positivo: la produzione industriale cresce del 2,3% nel primo trimestre, confermando la capacità di tenuta del sistema produttivo regionale in un quadro nazionale ancora segnato dalla stagnazione e da forti incertezze internazionali. Il dato emerge dalla 218ª Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese, realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con Intesa Sanpaolo, UniCredit e gli Uffici Studi delle Camere di commercio provinciali. La rilevazione, condotta tra aprile e maggio 2026, ha coinvolto 1.733 imprese manifatturiere, per un totale di 87.859 addetti e circa 50 miliardi di euro di fatturato.

Il Piemonte corre più del contesto nazionale

Il risultato piemontese assume un peso particolare perché arriva in una fase in cui l’industria italiana continua a muoversi su livelli sostanzialmente invariati. Dopo un 2025 chiuso con una crescita media annua dell’1,4%, nei primi tre mesi del 2026 il manifatturiero regionale accelera ancora e mette a segno un incremento tendenziale del 2,3%.

Una performance che, secondo la lettura del comunicato, conferma la resilienza del tessuto produttivo piemontese, ma che potrebbe anche riflettere una dinamica prudenziale: molte imprese avrebbero infatti anticipato produzione e approvvigionamenti per ridurre il rischio di blocchi nelle catene logistiche, in particolare alla luce delle tensioni in Medio Oriente e delle possibili ricadute sulle rotte marittime, sull’energia e sui componenti intermedi.

Crescono fatturato e ordinativi, spinge soprattutto il mercato interno

I segnali positivi non riguardano soltanto la produzione. Nel primo trimestre 2026 il fatturato totale cresce dell’1,8%, sostenuto soprattutto dalla componente interna, che registra un aumento del 2,6%. Molto più debole, invece, il fatturato estero, sostanzialmente fermo con un +0,1%.

Buona anche la dinamica degli ordinativi: quelli complessivi aumentano del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. In questo caso la crescita è più bilanciata: gli ordinativi esteri salgono del 3,6%, mentre quelli interni avanzano del 3,2%. Il grado di utilizzo degli impianti resta stabile al 62,2%, praticamente in linea con il 62,1% registrato un anno prima.

Elettronica, metalli e alimentare tra i settori più dinamici

L’analisi per comparti mostra una crescita diffusa, anche se non uniforme. Quasi tutti i principali settori di specializzazione registrano incrementi superiori al 2%. In testa si colloca l’elettricità ed elettronica, con un aumento della produzione del 3,3%, seguita dai metalli, in crescita del 2,6%.

Resta centrale il contributo dell’industria alimentare, che avanza del 2,5%. Bene anche i mezzi di trasporto, con un incremento del 2,4%: all’interno della filiera spicca il balzo della produzione di autoveicoli, pari al +12,4%, mentre l’aerospazio conferma il trend positivo e la componentistica autoveicolare mostra una sostanziale stabilità.

La filiera tessile cresce del 2,2%, mentre la chimica/plastica registra un +2,1%. Più debole la meccanica, che si ferma al +0,7%. L’unico settore in territorio negativo è la filiera del legno e del mobile, in calo dello 0,8%.

Piccole imprese in testa: +4,2% nel trimestre

Il dato medio regionale nasconde differenze significative anche sul piano dimensionale. Le performance migliori arrivano dalle piccole imprese, quelle tra 10 e 49 addetti, che registrano un aumento produttivo del 4,2% rispetto al primo trimestre 2025.

Le micro imprese, fino a 9 addetti, crescono del 2,4%, mentre le grandi imprese segnano un incremento del 2,1%. Più contenuta la dinamica delle medie imprese, tra 50 e 249 addetti, che si fermano al +0,4%. Il quadro conferma quindi il ruolo decisivo delle realtà più piccole, capaci di reagire con maggiore flessibilità alle oscillazioni del mercato.

Piemonte a due velocità: Alessandria e Biella corrono, il Nord arretra

Sul territorio emerge una fotografia più articolata. La provincia con la crescita più sostenuta è Alessandria, che registra un +4,7%, spinta dai risultati positivi di chimica e metalmeccanica. Segue Biella, con un +4,5%, sostenuta dalla ripresa del tessile.

Buona anche la performance di Torino, che cresce del 3,5% grazie ai mezzi di trasporto, ai metalli e all’elettricità-elettronica. Cuneo segna un +2,8%, trainata da tessile, alimentare e meccanica. Asti resta in territorio positivo con un più contenuto +0,8%, ma nel territorio spicca il dato del comparto bevande, in aumento del 7,1%.

Di segno opposto le province del Nord Piemonte: Vercelli arretra dell’1,4%, penalizzata da tessile e rubinetteria; Verbania scende del 2,0%, condizionata dalla metalmeccanica; Novara registra il risultato peggiore, con una flessione del 2,9% e cali diffusi nei principali comparti, con l’eccezione dell’alimentare.

Fiducia ancora sotto la soglia degli ottimisti

Nonostante la crescita della produzione, il clima resta prudente. L’indice sintetico che misura la fiducia delle imprese manifatturiere piemontesi mostra un lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente e allo stesso periodo del 2025, ma rimane ben al di sotto della soglia 100, il livello che indicherebbe una prevalenza degli ottimisti sui pessimisti.

È il segnale di un sistema produttivo che continua a investire e produrre, ma che guarda ai prossimi mesi con cautela. Le tensioni geopolitiche, l’instabilità delle forniture, i costi energetici e il rallentamento della domanda internazionale restano fattori decisivi nelle strategie aziendali.

Medio Oriente, il peso dell’incertezza globale

Il conflitto in Medio Oriente rappresenta uno dei principali elementi di preoccupazione. Oltre il 60% delle imprese manifatturiere piemontesi dichiara un’esposizione indiretta al conflitto, legata soprattutto alle oscillazioni dei costi logistici, energetici e delle materie prime. Il 5% del campione presenta invece un’esposizione diretta in termini di flussi di import-export.

L’impatto più forte riguarda le materie prime: un’impresa su due segnala conseguenze significative sui costi. Seguono i costi energetici, indicati dal 49% delle aziende, e i costi di trasporto e dei noli marittimi, che incidono in modo rilevante sul 35% delle realtà intervistate.

Per reagire, il 39% delle imprese ha già attivato o prevede di adottare misure correttive. Le strategie più diffuse riguardano la revisione delle politiche di prezzo, la diversificazione dei fornitori e l’aumento dei livelli di magazzino, con l’obiettivo di proteggersi da eventuali interruzioni nelle catene di fornitura.

Unioncamere: “Crescita importante, ma serve attenzione alle asimmetrie”

Il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia, sottolinea il valore del risultato ma invita alla prudenza. La crescita del 2,3% viene definita un segnale importante per il manifatturiero regionale, ma il contesto internazionale continua a imporre scelte attente su costi e approvvigionamenti.

Coscia evidenzia anche la presenza di una regione a due velocità, con micro e piccole imprese in forte crescita e province come Alessandria e Biella in netta accelerazione, a fronte di difficoltà concentrate in alcuni distretti del Nord Piemonte. La sfida, secondo Unioncamere, sarà trasformare questa capacità di adattamento in una crescita più stabile e strutturale.

Banche al fianco delle imprese tra credito e investimenti

Dal mondo bancario arriva una lettura orientata alla resilienza e alla competitività. Marco Montermini, Head of Corporate Nord Ovest di UniCredit, parla di un Piemonte capace di innovare, con comparti come elettronica, aerospazio e agroalimentare che si confermano motori di crescita. UniCredit rivendica il proprio ruolo nel favorire accesso al credito e investimenti per sostenere transizione e competitività.

Andrea Perusin, direttore regionale Piemonte Sud e Liguria Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, ricorda invece che nel primo trimestre l’istituto ha erogato a famiglie e imprese piemontesi circa un miliardo di euro. Accanto al credito, sottolinea il ruolo della finanza straordinaria e dell’advisory per accompagnare le PMI nelle scelte di investimento e di mercato.

Un manifatturiero solido, ma esposto ai rischi globali

Il primo trimestre 2026 restituisce dunque l’immagine di un Piemonte manifatturiero solido, reattivo e ancora in crescita, capace di distinguersi in un contesto nazionale incerto. Tuttavia, dietro il dato positivo si muove un sistema produttivo consapevole dei rischi: costi energetici, materie prime, logistica e geopolitica restano variabili decisive.

La sfida dei prossimi mesi sarà capire se l’incremento della produzione rappresenti l’inizio di una crescita strutturale o una spinta temporanea legata alla necessità delle imprese di anticipare ordini, scorte e approvvigionamenti. Per ora, il manifatturiero piemontese dimostra ancora una volta la propria capacità di adattarsi. Ma lo fa con lo sguardo rivolto a mercati internazionali sempre più instabili.

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