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Torino, un campionato sulle montagne russe: luci, ombre e segnali per la svolta

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Tifosi del Torino (© Depositphotos)
Tifosi del Torino (© Depositphotos)

Il Torino di questa Serie A sta vivendo una prima parte di stagione che sembra fatta apposta per mettere alla prova nervi e identità: una squadra capace di accendersi all’improvviso, di reggere l’urto contro avversari di livello e, nello stesso tempo, di incappare in blackout fragorosi. I numeri raccontano bene l’altalena: dopo 15 giornate i granata sono a 17 punti, con un bilancio di 4 vittorie, 5 pareggi e 6 sconfitte, 15 gol segnati e 26 subiti. Una classifica che li tiene a metà strada tra l’aspirazione a una stagione tranquilla e il rischio di complicarsi la vita se l’instabilità dovesse prolungarsi.

L’estate e il cambio di rotta: Baroni, un’idea diversa di Torino

Il primo spartiacque, ancora prima del campo, è stato l’avvicendamento in panchina: Marco Baroni è arrivato con un contratto biennale, chiamato a raccogliere l’eredità di un ciclo precedente e a dare una fisionomia più “propositiva” senza perdere solidità. Il club ha ufficializzato la scelta a inizio giugno, e l’operazione è stata letta anche come un tentativo di alzare il livello della proposta offensiva.

Ma l’estate granata è stata anche segnata da scelte di mercato pesanti: l’uscita di pedine considerate centrali ha imposto a Baroni di riorganizzare gerarchie e soluzioni, con un gruppo che, per forza di cose, sta ancora cercando automatismi e leadership diffuse. In questo contesto, le settimane iniziali sono diventate un laboratorio permanente: idee nuove, ma anche inevitabili sbandamenti.

Un avvio brutale… e la reazione che non ti aspetti

La fotografia più estrema dei “bassi” è il debutto: 5-0 a San Siro contro l’Inter. Una partita che, per punteggio e sensazione di impotenza, sembrava l’anticamera di un campionato in salita.

Eppure, subito dopo, il Torino ha mostrato un tratto tipico delle squadre “in costruzione”: la capacità di cambiare umore rapidamente. Lo 0-0 con la Fiorentina ha rimesso un po’ di ordine, ma la vera scossa è arrivata a Roma: vittoria 1-0, tre punti “pesanti” perché ottenuti con atteggiamento maturo e gestione dei momenti.

Il problema è che, in questo Torino, la continuità non è ancora una competenza stabile. La sconfitta interna 0-3 con l’Atalanta e il ko 2-1 a Parma hanno riportato a galla fragilità difensive e difficoltà a proteggere la partita quando l’inerzia cambia. Di conseguenza, almeno per il momento, resta impossibile parlare di ambizioni europee come quelle sfiorate nelle annate recenti.

Tra pareggi di carattere e crolli improvvisi: il “mistero” della solidità

Se c’è un filo conduttore, è la disomogeneità. Da un lato, pareggi che raccontano personalità: il 3-3 a casa della Lazio, ad esempio, è una gara da squadra che non molla e che sa colpire, ma che paga ancora qualcosa nella gestione della fase difensiva e delle transizioni. Dall’altro, ci sono partite in cui il Toro sembra scollegarsi.

L’apice delle “luci” è probabilmente la mini-striscia di vittorie in casa: 1-0 al Napoli e 2-1 al Genoa, due successi che hanno dato credibilità al lavoro di Baroni e la sensazione che, quando l’intensità è quella giusta, il Torino possa essere scomodo per chiunque.

Poi però arrivano i “bassi” che fanno rumore e sporcano il percorso: l’1-5 casalingo contro il Como è uno di quei risultati che cambiano la percezione esterna nel giro di 90 minuti, perché non è solo una sconfitta, è una frattura emotiva. A ruota, il ko a Lecce (2-1) e la sconfitta 2-3 contro il Milan completano un trittico che ha ridato peso ai dubbi sulla tenuta mentale e sulla fase di non possesso.

Il fattore rosa: leadership, adattamenti e l’importanza degli “equilibri”

In una stagione così oscillante, l’impatto delle individualità diventa decisivo soprattutto nei dettagli: chi stabilizza, chi alza il livello nei momenti complicati, chi trascina quando la partita si incanala male. Anche per questo, in casa Torino si è guardato con attenzione alla condizione di giocatori chiamati a fare da riferimento offensivo: la gestione delle alternative e il recupero pieno di alcune pedine possono spostare parecchio la qualità delle prestazioni, specie contro avversari che concedono poco.

Il successo per 1-0 sulla Cremonese nell’ultima giornata giocata prima del prossimo turno è stato, in questo senso, un segnale utile: non una vittoria scintillante, ma una partita “da squadra”, di quelle che servono per ricostruire fiducia dopo settimane complicate.

Il contesto Serie A: in alto corrono e il Torino deve scegliere chi vuole essere

Il campionato, davanti, è tirato e competitivo: Inter, Milan e Napoli stanno dettando il passo nelle primissime posizioni. Secondo le quote serie a di Betsson sembra che la favorita sia l’Inter, anche perché al momento è davanti e sta trovando continuità.

Per il Torino, però, il tema non è inseguire i titoli altrui: è definire la propria traiettoria. Con questi alti e bassi, la domanda vera è se i granata vogliono diventare una squadra “di sistema” (riconoscibile, stabile, capace di fare punti anche quando gioca male) oppure restare una squadra “di fiammate” (capace di exploit, ma vulnerabile ai passaggi a vuoto).

La seconda parte di stagione dirà se Baroni riuscirà a trasformare i picchi in un’abitudine e a ridurre i crolli a incidenti isolati. Perché il Torino, fin qui, ha già dimostrato entrambe le cose: di poter essere competitivo… e di potersi complicare la vita da solo. Sta tutto nel decidere quale delle due versioni meriti di diventare quella principale.

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