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Economia & Lavoro

Multinazionali estere, il Piemonte cresce: più ricavi, occupazione stabile e nuovi investimenti

Il Piemonte si conferma polo strategico per le multinazionali estere: 1.300 imprese, ricavi in crescita, occupazione solida e investimenti su innovazione, digitale e sostenibilità, nonostante burocrazia e caro energia

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Multinazionali estere in Piemonte
Multinazionali estere in Piemonte

Il Piemonte rafforza il proprio ruolo di hub industriale e tecnologico per le multinazionali estere, che continuano a investire, crescere e radicarsi sul territorio. Sono 1.300 le imprese a controllo estero presenti nella regione, con 5.680 localizzazioni complessive e 183mila addetti, un patrimonio economico e occupazionale di assoluto rilievo per l’intero sistema produttivo piemontese.

È quanto emerge dall’indagine 2025 sulle multinazionali estere in Piemonte, presentata oggi alla Camera di commercio di Torino e realizzata in collaborazione con Unioncamere Piemonte, sulla base di dati Istat e dell’Osservatorio imprese estere.

Un contributo decisivo all’economia regionale

Le multinazionali estere (MNE) rappresentano uno dei motori più solidi dell’economia piemontese. Non solo per il numero di imprese e addetti, ma anche per la qualità dell’occupazione, il peso sui ricavi complessivi e la capacità di competere sui mercati globali.

Nel 2024, quasi il 40% delle imprese ha registrato un aumento del fatturato, con un saldo complessivo positivo pari a +8%, mentre l’occupazione si è mantenuta stabile o in crescita: oltre il 29% delle MNE ha aumentato gli organici, confermando un trend di solidità anche in un contesto economico complesso.

La presentazione dei dati sulle multinazionali in Piemonte

La presentazione dei dati sulle multinazionali in Piemonte

Settori trainanti: automotive in testa, cresce l’alta tecnologia

Dal punto di vista settoriale, il cuore produttivo delle multinazionali estere in Piemonte resta l’automotive, che concentra il 31,8% delle imprese. Seguono il commercio (18%), la metalmeccanica e il comparto chimica-gomma-plastica (entrambi al 13,4%), mentre assumono un ruolo sempre più strategico i settori aerospazio, ferroviario e nautica (11,5%).

Un mix industriale che conferma la vocazione manifatturiera del Piemonte, sempre più integrata con innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo.

Imprese strutturate, fatturati elevati e occupazione qualificata

L’indagine restituisce l’immagine di un tessuto imprenditoriale estero solido e strutturato. Il 31,2% delle MNE è costituito da medie imprese, mentre il 10% rientra nella categoria delle grandi imprese. Un terzo delle aziende supera i 50 milioni di euro di fatturato annuo, e un’altra quota analoga si colloca tra i 10 e i 49 milioni di euro.

Significative le differenze settoriali: si passa da una media di 295 addetti nell’automotive ai 44 dell’industria tessile, a testimonianza di modelli produttivi differenti ma complementari.

Europa protagonista, Stati Uniti primo partner extra UE

Il Piemonte resta fortemente attrattivo per gli investitori europei: il 20% delle multinazionali è controllato da imprese francesi, il 19% da gruppi tedeschi. Gli Stati Uniti rappresentano il primo Paese extraeuropeo, con il 12% delle presenze, confermando l’interesse delle grandi economie globali verso la regione.

Insediamenti stabili e integrazione con il tessuto locale

Un dato chiave riguarda il radicamento territoriale: tre imprese su dieci sono presenti in Piemonte da prima del 2000, mentre il 34,1% si è insediato tra il 2010 e il 2019. Negli ultimi anni è cresciuto il peso degli investimenti brownfield, ossia l’acquisizione di imprese già esistenti, segnale di una forte integrazione con il tessuto produttivo locale.

Non a caso, l’86% delle MNE acquista beni e servizi in Italia e, tra queste, oltre l’86% si rifornisce in Piemonte, generando un importante effetto moltiplicatore sull’economia regionale.

Piemonte attrattivo per innovazione, capitale umano e qualità della vita

Secondo le imprese estere, i punti di forza del sistema Piemonte sono chiari e consolidati. In testa troviamo le infrastrutture digitali e ICT (44,4%), la qualità del sistema formativo (43,5%) e la qualificazione delle risorse umane (38,9%).

Un ruolo centrale lo gioca anche la qualità della vita, indicata come fattore attrattivo dal 42,1% delle MNE: un elemento sempre più determinante per attirare talenti internazionali e favorire il radicamento di lungo periodo.

Le criticità: burocrazia ed energia frenano la competitività

Accanto ai punti di forza, emergono anche alcune criticità strutturali. La burocrazia resta il principale ostacolo, segnalato dal 39,8% delle imprese, seguita dai costi dell’energia (34,3%), che incidono in modo significativo sulla competitività.

Più articolata la percezione del mercato del lavoro: se per oltre la metà delle imprese è un fattore neutro, un quarto lo considera una debolezza, soprattutto per il mismatch tra domanda e offerta e la limitata flessibilità.

Investimenti, formazione e futuro: il Piemonte convince

Lo studio conferma una visione di lungo periodo da parte delle multinazionali estere. Otto imprese su dieci hanno investito in Piemonte nel triennio 2022-2024, soprattutto in macchinari, impianti e ammodernamento produttivo. In forte crescita anche gli investimenti in formazione, che coinvolgono oggi il 44% delle MNE.

Guardando al futuro, il segnale è chiaro: il 76% delle imprese intende confermare la presenza in Piemonte, mentre il 15% prevede un ampliamento delle attività tra il 2025 e il 2027.

Digitalizzazione ed ESG: sostenibilità sempre più centrale

La trasformazione digitale coinvolge ormai il 68% delle multinazionali, con interventi concentrati su risorse umane, processi amministrativi e gestione interna. Ancora più marcato l’impegno sui temi ESG: l’88,5% delle imprese ha avviato almeno un’azione di sostenibilità, soprattutto in ambito ambientale e di governance.

Un modello che funziona, ma da rafforzare

Come sottolineato dai vertici di Camera di commercio di Torino e Unioncamere Piemonte, il “modello piemontese” di collaborazione istituzionale rappresenta un asset decisivo per attrarre e trattenere investimenti esteri. La sfida ora è ridurre burocrazia e costi, rafforzando al contempo servizi, infrastrutture e politiche attive del lavoro.

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